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Movimenti bancari, casi in cui comunicati da conti correnti all’Agenzia Entrate. Le modifiche

Attenzione a conservare le prove dei movimenti di denaro perché il rischio è di andare incontro a una doppia richiesta di spiegazioni e non solo dal fisco. Sia la procura della Repubblica che ha lo scopo di reprimere i reati di natura tributaria e sia l’Agenzia delle entrate che ha l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale, possono infatti chiedere chiarimenti. Ma come funzionano i controlli e in che modo le informazioni arrivano fino alla procura? Succede che l’Unità di informazione finanziaria viene avvistata dalla banca se un correntista effettua un prelievo oltre a una certa soglia. Quindi la Uif contatta la procura della Repubblica competente che fa scattare le verifiche per capire se sono commesse attività illecite.

Diverso è invece il caso dell’Agenzia delle entrate che non ha bisogno di alcuna segnalazione da parte della filiale di banca. Ottiene infatti le informazioni in automatico con un collegamento diretto tra i computer degli istituti di credito italiani e quelli dell’Anagrafe tributaria ovvero l’Anagrafe dei conti correnti o dei rapporti finanziari. Di conseguenza è fondamentale riuscire a dimostrare la provenienza del denaro sul proprio conto corrente perché importi superiori a una certa soglia (anche se di provenienza lecita, come regali di pareti o prestiti di un familiare) possono far scattare controlli. E se non si hanno prove per la difesa, scattano tassazione e multa.

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