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Caro Diario…

03/09/2010       Autore Glezos       sport/the-liquidator     Voti (16):

Vacanze con l’occhio su quanto succede e soprattutto non succede a palla ferma, per guardare alla nuova stagione e prepararsi al peggio. Il diario agostano di Monsieur G.


Caro Diario…


6 agosto, ore 22:30. A Bologna da un paio d’ ore, sto uscendo da un ristorante-pizzeria dopo avere mangiato con un occhio sulla stampa locale, che riporta voci di un Colomba sulla graticola. Passo davanti alla cassa, e all’improvviso vedo una faccia nota a un tavolo. Lo scruto meglio: è Davide Ballardini, ex mister di Palermo e Lazio. Il proprietario del locale mi dice: “E’ in città da un paio di giorni, è andato anche a vedere la squadra in allenamento in tribuna a Sestola. Il tutto davanti a Colomba, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti”. Nei giorni seguenti la stampa tace: pare che Colomba resti in sella nonostante le frizioni con Lupo Cattivo Porcedda. Pare. Perché poi arriva puntuale il siluro con tempismo e modalità demenziali, e proprio alle porte della prima con l’Inter al Dallara.

Mentre guardo Bari-Juve in un bar di Molinella, mi dico che dev’ essere una questione di città. Se a Milano vedi Leonardo al tavolo di un American Bar mentre parla con Garrone, tutto vorrà dire tranne che Leo è a un passo dalla Sampdoria. Ma se Ballardini, Beretta o Malesani si fanno vedere senza problemi in pizzeria a Bologna, beh, allora significa una cosa e solo quella: magari in panca non ci andranno loro, ma il mister felsineo è già sulla rampa di lancio e loro stanno trattando a colpi di autodecurtazioni d’ingaggio. Come minimo, un fedele ritratto dell’immutata abissale lontananza tra le due città.

UN MOTIVO PIU’ CHE BUONO

Ferragosto. La Tessera Del Tifoso è dappertutto: sulla TV di Stato, sui network del presidente del Milan, sui giornali nazionali e locali, negli special sul calcio di Lega Pro sulle TV locali. Ovunque, tranne dove dovrebbe -o meglio vorrebbe- essere, ovvero nei portafogli dei ‘tifosi’, appunto (non sono ancora pronte!). Su TeleEstense si seguono le peripezie della Spal in uno speciale del lunedì sera. Tra gli invitati in studio ce n’è solo uno che critica aspramente Maroni e la Tessera: giovane, brillante e con due basettoni anni ’70, dice che alla prima in casa della Spal andrà sotto l’ingresso della curva e se ne resterà fuori dallo stadio, che la tessera è una schedatura insopportabile, che le Alte Sfere del calcio italiano vogliono un pubblico esclusivamente televisivo. Gli altri in studio, tutti allenatori di squadre dilettantistiche del ferrarese, gli dicono sprezzanti che le curve se la sono andata a cercare, che la Tessera è il minimo che si potesse fare, che non andare allo stadio è sbagliato e controproducente: molto meglio fare la Tessera, entrare in curva e contestare civilmente dall’interno. Civilmente, mi raccomando, e alla fine non dimenticate di rimettere a posto.

CURVE & SHOPPING

20 agosto. Al TG1 un laziale dice che la Tessera l’ha fatta perché non ce la fa a non andare all’Olimpico. Sul TG3 Emilia Romagna qualche tifoso del Bologna farfuglia la stessa cosa. Sembra sfiorare la testa di pochi il fatto che la Tessera Del Tifoso sia esclusivamente un modo scandaloso e senza precedenti di raschiare il fondo del bidone, appioppando ai ‘tifosi’ una fidelizzazione bancaria (cosa che dovrebbe naturalmente essere di per sé vietatissima in un qualsiasi paese quasi civile, ma chi se ne frega). Tra questi pochi, un vecchio tifoso del Bologna al TG3: “Poche balle, la schedatura c’è da quando hanno introdotto il biglietto nominale. Stanno solo pensando a sottrarti da 10 a 20 euro per una carta ricaricabile che tu non hai chiesto, e se poi la usi meglio ancora. Basta, d’ora in poi me ne sto a casa”. Anch’io, amico mio, anzi: se mi dai il tuo numero di telefono vengo da te a giocare a Risiko (non alla Playstation, e nemmeno al Subbuteo). Conclusione: se il Calcio Italiano voleva darmi un motivo più che buono per farmi smettere di andare allo stadio, ci è riuscito con la Tessera Del Tifoso Con Shopping Obbligatorio: tanti saluti, e a mai più. Non la pensano così alcune curve che contestano senza striscioni, bandiere e colori (Curva Nord Inter alla SuperCoppa Italiana) o che entrano nel secondo tempo al grido di “Io Non Mi Tessero!” (Curva Sud Roma col Cesena). La prima emette un comunicato spiegando che ha accettato di fare la Tessera per esserci sempre e comunque, opponendosi così a chi vorrebbe relegare le Curve fuori dagli stadi. Oh, no: vogliono proprio che allo stadio ci andiate, alle loro condizioni e con la vostra bella Fidelizzazione Bancaria in tasca. La seconda non rinnova le tessere, crollate dalle 27.000 della scorsa stagione alle 7.000 attuali, invitando i tifosi a comprare i singoli biglietti per le partite. Ottima notizia per le casse dell’AS Roma: incasso triplo a curva piena, visti gli introiti dei biglietti paragonati alla quota abbonamenti di ogni partita. Che sia un’idea underground escogitata da Rosella Sensi?

HOOLIGANS PIU’, HOOLIGANS MENO

23 agosto. Sto preparando l’archivio fotografico in vista della stagione 2010-11 di hockey su ghiaccio. Mi imbatto nella foto che scattammo a uno striscione esposto l’anno scorso dalla curva dell’Hockey Milano Rossoblu all’Agorà contro il divieto di trasferta in occasione delle quattro partite con l’HC Real Torino, derby cittadino del campionato di hockey di A2. Sì, avete letto bene: divieto di trasferta per una partita di A2 di hockey su ghiaccio per timore di disordini, com’è successo l’anno scorso per Inter-Juventus a San Siro. Eppure nel caso dell’hockey non si parla di Tessera Del Tifoso. Delle due l’una: o esistono sport con hooligans più pericolosi e altri meno (meglio vietare anche le loro trasferte, comunque), oppure c’è qualcosa di stupefacente negli acquedotti che arrivano al rubinetto dell’ Osservatorio.

SUL MERCATO SOTTOSTANTE

28 agosto. “La casa discografica adiacente / veste il cantante come un deficiente / e lo lancia sul mercato / sottostante”, cantavano Cochi & Renato, non a caso milanisti DOC. Botti di mercato come la ricaricabile del Tifoso? Quasi. Di colpo all’orizzonte della Juventus spunta Quagliarella, mai nominato prima. L’incedibile Trezegol va a chiudere ad Alicante, Diego va a portare sfiga al Wolfsburg (gol all’esordio, da 3-0 a 3-4, scusate se è poco) e Ibrahimovic finisce nell’unica squadra che se lo piglia a Primo Prezzo. Domanda retorica: cosa può determinare lo strapiombo di un giocatore valutato a cifre iperboliche 12 mesi fa?  Rilassatevi, mettete l’orologio indietro di un anno e immaginate la scena. Andiamo tutti quanti da Raiola nell’estate 2009, e gli diciamo: “Vogliamo comprare il tuo giocatore dall’Inter. Facciamo così: lo paghiamo la cifra pagata per Quaresma, ma non cacciamo un euro per un anno e lo chiamiamo ‘prestito gratuito’. Poi se l’Ibrahimovic non fa la fine di Vieri e Ronaldo i soldi ve li diamo in 3 comode rate annuali, stile venditore di enciclopedie porta a porta. Tutto OK, vero?”.



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