Prima della prima
31/08/2010
Davide Camicioli
sport/rewind
Voti (16):
Osservazioni a girandola all’ora dell’aperitivo dopo il via alla Serie A 2010-11. I temi? Sempre quelli, con in più le nuove pressioni in rossonero e i mugugni dei vedovi-Mou.
Il ricordo di Roberto Baggio e dei tifosi che invadono Firenze con la rabbia negli occhi e con il cuore ferito che batte forte è ancora vivo in me. Il Divin Codino era, è e forse sarà l’uomo della rinascita del calcio italiano. E’ lui il prescelto per la rinascita -con Prandelli sulla panchina della nazionale- del calcio nostrano, dopo il disastro sudafricano. Vi chiederete perché cito Baggio Roberto, dopo la prima giornata di campionato? Perché siamo entrati in una nuova fase del calcio Panini, quello delle figurine. Lui è stato il primo uomo-figurina, l’Homo Erectus del calcio moderno. Oggi si scambiano i calciatori come si faceva da piccoli, anche senza avere dei doppioni, ma senza una regola fissa. Mi dai Borriello, tu hai Ibra, io non ho Di Natale, Borriello si integrerebbe a meraviglia con Quagliarella, e chi se ne frega se ho anche Amauri e Iaquinta. Baggio resta il giocatore -per la mia giovane memoria- che ha rotto lo spartiacque tra il calcio antico e quello che oggi definiamo moderno: il suo passaggio dalla Fiorentina alla Juventus fu l’inizio della fine.
FEDELE NEI SECOLI
La parola ‘fedeltà’ passa agli archivi, e salvo casi isolati (vedi Zanetti, Totti e Del Piero) il mondo del calcio si adegua a quello del lavoro. Vado dove mi pagano di più, e dove penso di stare meglio. Flessibilità e rivoluzione. Il cuore è uno zingaro romantico che oggi ha la sua massima espressione in Zlatan Ibrahimovic, lo zingaro per eccellenza che ha però predecessori illustri che in pochi osano definire mercenari. Non mi si venga a dire che tutto dipende dalle società: il sì del calciatore conta, eh sì che conta: chiedere a Burdisso e Di Natale. Torniamo ai tempi di Baggio: è bene ricordare ha vestito le maglie di Juve, Inter e Milan. Ibra, il mercenario, lo zingaro, cosa fa? Lo imita, cercando un record: vincere lo scudetto con tutte e tre le maglie. Roby e Zlatan si assomigliano: hanno esaltato le piazze e diviso i tifosi. Baggio amato ovunque, Ibra odiato ovunque, e non è una differenza da poco. Provate a pensarci: poli opposti che si attraggono.
FERMARE I VIOLENTI
Questo sarà anche il campionato della nuova Tessera Del Tifoso. Perché non serviva il biglietto nominativo: no, ora serve anche una tessera identificativa. Contro i violenti. Bisogna fermare i violenti. Giusto, giustissimo. Ma servirà una tessera per identificare chi lancia un fumogeno in campo dal mucchio della curva? Questa è una delle novità più importanti di una stagione dove saremo e sarò -scusate se parlo in prima persona- orfano di Mourinho. Non manca solo a me, ma anche all’Inter, con un Benitez che alla vigilia della sfida di Supercoppa dichiara: “L’Atletico mi è simpatico”. Benitez è un gentleman, mentre Mou parlava del “rumore dei nemici” e di “prostituzione intellettuale”. Modi diversi, rabbia e grinta diversa anche in campo. Si sente e si vede. Prima, durante e dopo la partita.
LA PRIMA
Questa prima giornata è volata travolta dal calciomercato, più che dal successo del Bari sulla Juve. Unico sussulto di una giornata dove in trasferta ha vinto anche il Genoa, che ha rivoluzionato la squadra puntando all’Europa e a superare i cugini della Samp. Del pareggio dell’Inter non mi stupirei: ormai è una prassi iniziata da Mancini e portata avanti anche dallo Special One, e un punto all’esordio porta bene. La cosa più evidente che all’Inter mancano la cattiveria e la fame del suo condottiero. Scusate, ex condottiero.
IL NUOVO FATTORE C
Un comune denominatore è il fattore C, inteso come quello casalingo. Casa dolce casa, e non solo made in Italy. Anche in Premier League pochi i successi esterni: solo sei in tre giornate, davvero una miseria. Per ora un dato che significa poco, ma che potrebbe significare prudenza: meglio un punto che rischiare di perdere o vincere. Forse è davvero troppo presto per i giudizi, anche quelli che vedono una Juve nelle retrovie. Bene il Chievo, e anche la Fiorentina che rincorre un Napoli che se vuole migliorare la classifica dell’anno scorso dovrà ancora investire sul mercato. Ne avrebbe bisogno anche la Roma vista in casa contro il Cesena: Antonioli determinante, ma i ragazzi di Ranieri sono stati davvero poca cosa. Sor Claudio dovrà dimostrare di non essere solo un allenatore ideale nelle emergenze, ma che ai nastri di partenza in pole position non taglia mai il traguardo per primo.Vedremo: ora c’è la sosta, la fine del mercato e tanto lavoro ancora da fare. Aspettiamo fiduciosi, con due certezze: il compito più difficile resta quello di Benitez, ma Allegri adesso avrà tanta pressione, più di Del Neri e dello stesso Ranieri. Scommettiamo?






Mou e Rafa