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La sindrome Bertazzoli

21/08/2010       Autore Alessio Spano       rubriche/seconda-visione     Voti (13):

‘Figurine’, ovvero quando il Come Eravamo va a vuoto al cinema. Nonostante Genova a fine anni ’60, il Genoa, un grande Enzo Jannacci e –soprattutto- nonostante l’ album Panini.


La sindrome Bertazzoli

'Figurine', con Eliana Miglio, Piero Natoli, Enzo Jannacci, Alessio Progetto, Maria Pia Calzone, Franco Diogene, Giulio Scarpati. Musiche di Pasquale Filastò. Regia di Giovanni Robbiano. Italia, 1996. Durata: 1h: 35 min.

Immagini in bianco e nero del porto di Genova. Una data scritta dalla mano di un bambino su di un quaderno: 5 novembre 1969. Alberto frequenta le scuole elementari. Negli studi va così così, ma c'è una cosa nella quale è un vero asso: gli scambi di figurine, naturalmente Panini. A scuola traffica, gioca, vince, scambia e completa la quasi totalità delle squadre nell'album, compreso il Genoa -la sua squadra- che in quella stagione langue nelle zone basse della classifica di  B. Ma in casa sua c'è chi non è d'accordo con questa passione: il padre, mezzemaniche paladino della rispettabilità piccoloborghese sua e della sua famigliola. La mamma, invece. arriva a nascondere l' agognato album Panini sotto il letto di Alberto, per metterlo al riparo dalle ire funeste del padre. Nel frattempo, tra visioni di goals storici dei rossoblu in bianco e nero, Alberto è ossessionato dall'unica figurina che gli manca per completare la raccolta: Bertazzoli del Lanerossi Vicenza. La sua è una ricerca che lo porterà fino nei bassifondi di Genova, tra loschi figuri, sedicenti collezionisti con Bertazzoli quadrupli e quintupli, schiaffi, fughe, crisi esistenziali e l'inevitabile ritrovamento da parte dell'ombrosissimo padre dell'album Panini nascosto sotto il letto, che finirà in fiamme. Il tutto tra descrizioni di riti di passaggio più o meno importanti per un bambino nella realtà genovese di fine anni '60, una crisi coniugale irrimediabile tra mamma e papà ed un nonno (magistralmente interpretato da Enzo Jannacci) che si divide tra le fedi incrollabili nel comunismo sovietico e nel Genoa, accomunati in una curiosa filosofia calcistico/bolscevica. Un dialogo illuminante: Alberto: "Nonno, chi sceglieresti tra la Russia ed il Genoa?" Jannacci:" Eh.....bella domanda. Sì, perchè il calcio é logico, il calcio è il comunismo!". Alla fine, la famiglia si sfascerà ed i genitori si separeranno. Negli anni a venire qualche compagno di scuola di Alberto diverrà negoziante, qualcun'altro giornalista, e qualcun' altro morirà per overdose. Ed alla fine di quella stagione '69-'70 il Genoa retrocederà in serie C. Ma il nonno riuscirà a realizzare il suo sogno : vedere di persona la Piazza Rossa di Mosca prima di morire. E Alberto, ci informano, è tuttora un grande tifoso rossoblu.

Non ho mai visto il titolo di questo film in programmazione in un cinema, e la sua assenza dai cartelloni è ampiamente meritata, nonostante la convincente interpretazione di Enzo Jannacci. Perchè per quanto alcuni dei films sul calcio -soprattutto inglesi- lascino a desiderare, pensiamoci bene prima di criticarli. Se non altro, nella terra di Albione hanno ben chiaro un fattore fondamentale: quello della continuità. In questo caso, persino la versione cinematografica di 'Fever Pitch' coglie nel segno, con le carrellate sugli eroi del passato e sui ricordi privati che si fondono con ciò che si vive sul momento, adesso, mentre la vita sta scorrendo via. Abbiamo tutti i nostri bei libri sul calcio che fu, gli albums Panini, le vecchie riviste che ritraggono un calcio certamente migliore della sbobba che ci propinano attualmente. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la ragione che ci tiene tuttora incollati lì: la voglia di vivere, di provare sulla pelle la sensazione inspiegabile che dà l'inatteso, di cavalcare una linea che viene dal passato, passa attraverso il presente e ci proietta nel futuro.
     
Alberto, alla fine del film, riuscirà a trovare il mitico Bertazzoli in un pacchetto di figurine dato dall' edicolante a sua madre come resto del giornale. E a proposito di ricordi, da bambino mi capitò la stessa identica cosa. Era il 1971, e la figurina più difficile da trovare era quella di Jair: dopo mesi passati inutilmente alla sua caccia la trovai in un pacchetto datomi come resto dall' edicolante. Chiedo quindi alla casa di produzione del film 'Figurine' almeno una percentuale sui diritti d' autore. In alernativa, sono disponibile a un accordo di questo tipo: rinuncio all' introito, a patto che nessuno degli ideatori di questo film abbia mai più l'idea di mettersi dietro una cinepresa e di tirare in ballo il calcio.
    

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