La seconda cinquina
26/08/2010
Ermanno Boiacchi
sport/biancorossoverde
Voti (13):
Chi torna sulla terra, chi conta i doppioni e chi ha già un macigno sulle spalle. Le rose 2010-11 di Fiorentina, Palermo, Genoa, Lazio e Sampdoria.
FIORENTINA
I viola tornano sulla terra: senza coppe (nemmeno la vituperata Europa League) le prospettive della compagine gigliata avrebbero potuto essere ben peggiori. Dopo tutto il bagno della scorsa stagione poteva giustificare un disimpegno finanziario dei Della Valle, che invece hanno investito e costruito una rosa sicuramente più competitiva dell’ultima. Nessun big è partito, e praticamente a costo zero Pantaleo Corvino si è portato a casa l’ottimo Boruc, che oggi insidia il posto di Frey e ha messo uno dei migliori emergenti mondiali in panchina, quel Sinisa Mihajlovic che ha tutte le doti dell’allenatore da XXI secolo. Ha poi preso D’Agostino, che come Felipe era già stato preso la scorsa stagione, anche se è giunto solo a Luglio: è proprio lui il giocatore simbolo della voglia di riscossa che si percepisce da Firenze. 10 milioni in questo mercato non sono pochi, spesi poi per un giocatore con caratteristiche assimilabili a quelle di Montolivo potrebbero anche sembrare sprecati. E invece, come abbiamo imparato negli anni, senza ricambi non si va lontano, e la Fiorentina lo ha capito bene. E allora cosa aspetta a comprare un vice-Gilardino? Con Mutu -che comunque punta non è- fuori fino a dicembre come Jovetic, chi sarebbe l’alternativa all’ex milanista? Babacar? Mihajlovic lo ha trombato subito. Papa Waigo? Idem. Agli ultimi giorni di mercato l’ardua risposta.
PALERMO
Tra un UFO e uno sceicco, Zamparini trova il tempo di consegnare a Delio Rossi una squadra rinnovata ma non snaturata, e sicuramente più ricca in termini finanziari. Salutati Cavani, Kjaer, Simplicio, Blasi e Bresciano i rosanero ripartono dai noti Maccarone e Miccoli, dagli emergenti Pastore, Pinilla e Sirigu, dai confermatissimi a centrocampo Liverani-Migliaccio-Nocerino, con i neo arrivi Bacinovic ed Ilicic di rincalzo e sulle fasce da Balzaretti e Cassani (ma urgono ricambi, poiché Chico e Melinte sono tutti da verificare). La vera incognita della rosa è il settore difensivo: Munoz, Bovo, Goian, Glik e Darmian sono i giocatori a disposizione. Avanti, ammettetelo: non avete idea di chi siano. Siamo sinceri, non lo sapevamo neanche noi, ma abbiamo fatto i compiti a casa. Di Glik e Munoz si parla benissimo: il primo è un clone di Kjaer, alto e con propensione offensive, molto fisico e con buona progressione sul breve; il secondo non è altissimo ma ha ottima elevazione, in compenso piedi buoni e capacità di impostazione non gli mancano. Goian ci è sembrato veramente traballante nelle sue poche apparizioni della scorsa stagione, Darmian è poco più che una promessa e il solo Bovo dovrebbe dare esperienza. Un po’ pochino.
GENOA
Nonostante la roboante campagna acquisti, il Grifone non ci sembra sui livelli dell’anno di grazia di Milito-Motta. Non si offenda Preziosi, che ha preso Veloso, Rafinha, l’ottimo Zuculini e la statua di Luca Toni, ma questa rosa è sbilanciata in avanti e male assortita: 8 attaccanti a disposizione, compresi Zigoni, Rudolf e Jankovic, ma nessun cambio per Toni. In più ci sono 6 esterni, ma un solo interditore di centrocampo: l’alternativa a Zuculini sarebbe Kharia? Poi abbiamo 6 difensori, ma solo 2 centrali veri (Ranocchia e Dainelli) che non hanno oggettivamente cambi di ruolo essendo Chico, Moretti, Bocchetti e Tomovic ex terzini. Poi un portiere (Eduardo) tutto da testare a livelli di A. E’ vero che del nucleo storico non è praticamente partito nessuno: Criscito, Palladino (sarà finalmente il suo anno?), Sculli e Rossi sono tutti al loro posto, così come Palacio, Mesto e Milanetto. Gasperini ha fatto le sue scelte, e sappiamo che non è certamente un difensivista. Ma l’ultima stagione avrebbe dovuto lasciare un monito: non sempre è possibile fare un gol in più dell’avversario.
LAZIO
E come ogni estate eccoci qui a fare il conto dei giocatori a disposizione dell’allenatore laziale di turno. Dopo i 42 di Ballardini, la situazione è radicalmente moralizzata: Edi Reja è andato in ritiro con 40 giocatori, oggi scesi a 34: ad Auronzo di Cadore stanno ancora brindando. Chicche dell’anno: Scaloni (mai visto in campo); Meghni, sorprendentemente ancora vivo; Manfredini e Firmani gli aficionados; Bonetto che è però in procinto di partire (una volta i giocatori scarsi scendevano di categoria, mentre oggi vanno al Wisla Cracovia); Correa e Quadri, ormai dei veri migranti, e per concludere l’infinito Simone Inzaghi: 0 presenze nelle ultime tre stagioni, ma ancora ufficialmente un giocatore di calcio. E appunto di calcio parliamo adesso: i biancocelesti, scherzi a parte, si presentano ai blocchi di partenza con un buon 11 di base: di fronte a Muslera ci saranno l’ottimo Lichsteiner visto ai Mondiali, a sinistra Garrido, giocatore molto interessante, mentre la coppia centrale sarà composta dall’esperto ed efficiente duo Dias-Biava. A centrocampo chiavi in mano a Ledesma, che ha appena rinnovato il contratto a Cortina (dove lo aveva convocato un Lotito in versione montanaro) supportato da Matuzalem e Bresciano. In attacco spazio al supposto neo fenomeno Hernanes, insieme a Zarate e Floccari. Panchina di livello con Cribari, Bizzarri, Radu, Brocchi, Foggia, Mauri e Rocchi. Manca qualcosa a centrocampo per completare la panchina, ma per il resto la rosa è a posto. Auguri.
SAMPDORIA
Avere la chance di tornare in Champions dopo 18 anni e affidare la squadra a uno che al massimo ha allenato il Chievo non è il sistema ideale per fare bene. Speriamo caldamente che Garrone abbia recepito il messaggio, anche se siamo certi che la tifoseria blucerchiata non perderà occasione di ricordarglielo. Peccato, perché la rosa della Samp a noi piace: 27 giocatori dei quali 9 sono cresciuti in Primavera, compresi Poli, Fiorillo, Koman, Cacciatore, Marilungo e l’ingiustamente bistrattato Volta. Un reparto esterni completo e variegato composto da giocatori validi ed esperti come Semioli, Mannini, Guberti, Zauri, Padalino, Ziegler e Stankevicious, il duo delle meraviglie Cassano-Pazzini in avanti, in difesa il neo azzurro Lucchini in coppia con Gastaldello e a loro protezione i mastini dai piedi buoni Tissone e Palombo, con Dessena e Poli pronti in panca. Certo, Curci non è il portiere più decisivo della Terra, ma non è proprio scarsissimo, anzi: se fosse inglese Capello avrebbe vinto i Mondiali a mani basse. Cosa non ha funzionato, con il Werder Brema? Le scuse -come le ascelle- le hanno tutti, e tendenzialmente maleodorano. Condizione atletica, paura di vincere, sfortuna sono tutte parole che tentano di coprire il problema fondamentale: Di Carlo. Anche se il risultato del 90’ minuto non fosse cambiato la Samp avrebbe sofferto pene indicibili in Europa, rischiando pure un generalizzarsi della crisi sulle prestazioni in campionato, competizione che ora pesa come un macigno sulle spalle dei giocatori. Arrivederci alla prossima stagione. E al prossimo allenatore.





