L’ idea fissa di Caterina
18/08/2010
Alessio Spano
rubriche/seconda-visione
Voti (14):
‘Appuntamento a Liverpool’: viaggio nel tunnel che non finisce mai. Il dark side di Isabella Ferrari in Osti.
‘Appuntamento a Liverpool’, con Isabella Ferrari, John Steiner, Valeria Ciangottini, Nigel Court, Ugo Conti. Regia di Marco Tullio Giordana. Durata: 1:30. Italia, 1988.
Un dialogo al buio tra un giovane papà e la sua bambina che fa i capricci prima di dormire. La piccola insiste: vuole che il babbo le reciti ancora una volta una poesia che la fa tanto ridere. Il papà acconsente, a patto che la bimba poi faccia la nanna. E’ il ricordo che perseguita Caterina, l’ ex bambina in questione. Il ricordo della voce del padre, morto sulla gradinata dello stadio Heysel il 29 maggio 1985, nell’ immane macello che precedette la funesta finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool.
Inizia così questa sorta di film-veritè, uscito a tre anni dalla tragedia.
La vicenda: Caterina viene convocata in questura due anni dopo da un’ ispettore inglese incaricato delle indagini. Ci sono novità: alcuni hooligans identificati grazie ai filmati sono stati rintracciati, e Caterina è chiamata a riconoscerli. Ma dopo avere mentalmente identificato il colpevole della morte del padre –che ricorda bene, dato che all’ Heysel c’ era anche lei-, Caterina finge di non riconoscerlo tra le foto a lei sottoposte in questura. Ha un’ idea fissa: andare a Liverpool e uccidere l’ hooligan. Dopo mille peripezie se lo troverà davanti, mentre esce di casa a passeggio con la sua figlioletta, che somiglia tanto a Caterina da piccola, in un finale memorabile.
Marco Tullio Giordana ha girato questo film nel 1988, quando un po’ tutti stavano tentando faticosamente di uscire dal tunnel dell’ Heysel e dei suoi morti, mentre i familiari delle vittime lanciavano accuse a tutti, Juventus inclusa. E’ quindi lodevole avere ricordato quanto accaduto, anche in un film con tanti difetti (come l’ estrema lentezza e la poca credibilità di parte della sceneggiatura). Isabella Ferrari, a noi meglio nota come signora Osti (fu ex moglie del genio visionario di Stone Island), è piuttosto convincente, mentre l’ hooligan liverpudlian è un’ ottima scelta. La vicenda si dipana un po’ a strappi, ma pur sempre al di sopra del livello medio dei film dell’ epoca, il che non è un risultato da poco. Confessione a lato: a metà film mi sono chiesto più volte: “Ma chi è l’ autore delle bellissime musiche?”. Risposta: Mahler e Wagner, fra gli altri. Bella forza.
Abbiamo in programma alcuni approfondimenti in merito alla tragedia di Bruxelles, e certamente non è questa la rubrica adatta all’ argomento. Resta un plauso per l’ intenzione del film, che con l’ aiuto di alcune immagini amatoriali effettuate sul luogo del disastro si pone a metà strada tra fiction e realtà. Giordana privilegerà quest’ ultima in futuro, con film come ‘Pasolini, un delitto italiano’(1995), per poi crollare in vista dell’ arrivo, con il prolisso e pluripremiato ‘La Meglio Gioventù’. Che proprio in quanto superpremiato, dimostra che aveva ragione lui e non io.
Ho iniziato queste righe citando un dialogo al buio. E forse è proprio il buio a sintetizzare bene la sensazione che rimane addosso ripensando alla sera del 29 maggio 1985. Per questo sembrano ancora più appropriati i laconici versi di Sandro Penna, che la bambina a inizio film trovava così buffi. E che Caterina, ex bambina ormai cresciuta, ripete alla fine: “Amore, gioventù, liete parole/ cosa splende su voi e vi dissecca?/ Resta un odore come merda secca/ lungo le siepi cariche di sole”.





