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Il Grande Freddo secondo Gigi Riva

24/08/2010       Autore Alessio Spano       rubriche/seconda-visione     Voti (9):

La versione teatrale e cinematografica di ‘Italia – Germania 4-3’ di Umberto Marino messe a confronto: qual’ è la migliore delle due? Scelta difficile, tra sbadigli post-Salvatoreschi.


Il Grande Freddo secondo Gigi Riva


"Italia - Germania 4-3" di Umberto Marino.
-Versione teatrale:
Regia di Sergio Rubini. Con Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Mattia Sbragia, Ennio Coltorti. Musiche di Antonio Di Pofi. 1987.
-Versione cinematografica:
Regia di Andrea Barzini. Con Fabrizio Bentivoglio, Nancy Brilli, Giuseppe Cederna, Massimo Ghini. Musiche di Alessio Vlad. 1h:22'.
Prod. Raidue. 1990.

"Alcuni amici si incontrano per rievocare, dopo una ventina d' anni, le emozioni di quel mitico incontro di calcio. Ma nel frattempo molte cose sono cambiate: amori nati e tramontati, carriere più o meno brillanti, promesse mantenute e tradite...". Queste le parole della quarta di copertina del volume che contiene il copione della versione teatrale di "Italia-Germania 4-3", commedia nata dalla penna di Umberto Marino. L' autore/sceneggiatore/regista romano afferma nella nota introduttiva che l' inevitabile imborghesimento della generazione del '68 é l' idea alla base della pièce. Poi, conclude, "...nell'estate seguente Raitre trasmise nell'ambito di un programma intitolato 'Le Partite Della Nostra Storia' la famosa Italia-Germania di Messico '70, e seppi in quale contesto cerimoniale situare il bilancio generazionale che mi proponevo di descrivere".  L' idea è tutt'altro che originale, ma mai come in questo caso è interessante confrontare la versione teatrale datata 1987 (attraverso il copione: non ho visto personalmente l' allestimento in teatro) e quella cinematografica, tramite il film prodotto da Raidue nel 1990.
     
La trama: Francesco, trentacinquenne procuratore legale, organizza una serata delle rimembranze con due suoi ex compagni di liceo e di lotte politiche sessantottine: Antonio, ora insegnante di lettere, e Federico, divenuto pubblicitario di successo. Giulia, moglie di Francesco, è anch' essa della compagnia: ai tempi della scuola era la bella tra le belle del liceo, finita poi in sposa al suo compagno, con il quale vive in una villa alle porte di Milano.  Il pretesto della rimpatriata è il ritrovarsi una sera  per rivedere insieme la partitissima Italia-Germania dei Mondiali di Messico'70, dopo un lungo periodo nel quale i fatti della vita hanno separato le strade dei 4 amici. Quando I quattro si ritroveranno, però, verranno a galla malumori, gelosie, attriti e crisi personali irrisolte. Il tutto con le sequenze della famosa semifinale della Coppa Rimet 1970 come sottofondo. O viceversa? 
 
Ho visto prima il film, e ne ho tratto un' impressione a metà: bravi attori, ma vicenda un po’ troppo Salvatoresca (degli esordi), che alla fin fine si rivela noiosa e un po' irritante. L'ossessivo battere e ribattere sulla retorica della generazione perduta dei 40enni ex-studenti rivoluzionari imborghesiti che si interrogano sul senso della vita ha stufato un po’ tutti, e il ricorrere all' evento calcistico come  pretesto cerimoniale non aiuta. Negli ambienti studenteschi più o meno politicizzati, intorno al 1970 il calcio era visto come una cosa da asserviti al sistema, da Fantozzi del pensiero, da vecchi, e Umberto Marino farebbe non può non saperlo. In più, negli anni a venire la partita in questione sarebbe stata dissezionata a tal punto da farla diventare una gara orrenda, secondo il parere dei critici. Quelli che per intenderci definiscono perfetta la partita che finisce 0 a 0.

Come sopra, bravi comunque gli attori. L'unica incongruenza è rappresentata dai flashbacks che ci propongono una improbabilissima Nancy Brilli  pseudo-sedicenne. Giuseppe Cederna é immortalato nel suo periodo pre-chirurgia estetica, con il suo vecchio bel nasone che ci piaceva tanto. Ghini e Bentivoglio sono bravi e credibilissimi, ma non é una novità.

Qualche tempo dopo avere visto il film, ho letto il copione teatrale.  L'impressione negativa si é leggermente attenuata: la versione teatrale mi è sembrata migliore di quella filmata, come accade spesso. Sarà per la maggiore asciuttezza, sarà per l' assenza di divagazioni che pesano sulla versione cinematografica, ma il testo teatrale funziona meglio. Il copione teatrale di 'Italia-Germania 4-3' è compreso in un volume edito nel '92 dalla Garzanti nella serie 'Teatro', che include altri due testi teatrali di Marino, tra cui 'Volevamo Essere Gli U2', lacrimevole saga di una band da cantina nel periodo delle pseudo-agitazioni studentesche degli infausti anni '80, anch'essa trasportata sul grande schermo nel '92 con esiti piuttosto imbarazzanti. 

Un' ultima nota. Se proverete a rintracciare on line il manifesto originale del film, sotto l' agghiacciante scritta 'Il Grande Freddo All' Italiana' (aaarrrgghh!!!) vi troverete un disco di Battisti ('Emozioni'), un numero di 'Tex', la foto di una 500 Fiat e di una Vespa, due ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, e una foto della nazionale di Valcareggi schierata a centrocampo prima di quella fatidica semifinale.
'Grande Freddo' ? Gelo polare, piuttosto: con tutto questo revival di rimembranze ce n' è abbastanza per svegliarsi la notte all'improvviso in preda al panico e, parafrasando Nanni Moretti, gridare a squarciagola: "Nooo! VOI siete invecchiati e VOI siete imbruttiti ! Io sono uno splendido quarantenne !!!".
 

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