BMW 635: l'inizio della specie
17/08/2010
Redazione
rubriche/ruote-platinum
Voti (14):
E dicevano che non teneva la strada.
L'ultima M6, appena presentata, arriva vent'anni dopo la prima versione, icona delle BMW ad elevate prestazioni e considerata, da una folta schiera di appassionati, tra le più belle coupè di tutti i tempi. Nome in codice: E24.
La prima Serie 6 BMW esordì quasi trent'anni fa, al salone di Ginevra del '76 (dopo una fugace presentazione alla stampa, avvenuta a Marbella nel Marzo dello stesso anno), quale evoluzione e sostituta delle precedenti coupè CS e CSi (E9), disponibili con cilindrate da 2 a 3,5 litri e sulla breccia ormai dal lontano 1965. Parente stretta della contemporanea Serie 7 (la E23, che esordirà l'anno successivo), pur mutuando componenti, come le sospensioni, dalla più piccola serie 5 (E12), la coupè tedesca impressionava, e impressiona tutt'ora, soprattutto per il design del frontale. Massima evoluzione dell'impostazione estetica voluta dall'italiano Michelotti a metà anni Sessanta (linee tese e ampie superfici vetrate), il design della E24 appare fuori dal tempo. L'inquietante muso spiovente, che è valso alla vettura l'appellativo di "Squalo", attraversato trasversalmente da una grande calandra in plastica che inglobava i quattro fari circolari e il "doppio rene" centrale, l'ha resa mitica al punto che, oggi, dopo quasi trent'anni, è ancora capace di attirare le attenzioni di chiunque. All'interno, l'ambiente si rifaceva all'ammiraglia di casa. Modernissima la plancia, concepita secondo raffinati criteri ergonomici e modellata intorno al pilota. Grazie alla combinazione plancia - posizione di guida, tutt'ora validissima, il guidatore aveva tutti i comandi a portata di mano, con il must di un cockpit raffinato e dall'impostazione quasi aeronautica. Notevoli le dotazioni di serie, tra cui spiccava il check control a sette parametri (tra i primi nella storia automobilistica), la cui lista si è arricchita nel corso degli anni fino a comprendere anche il climatizzatore per i posti posteriori e i sedili anteriori a totale regolazione elettrica.
Nella sua lunga carriera, durata ben tredici anni, la 6 ha ospitato in seno solo pregevoli motorizzazioni sei cilindri in linea. All'esordio era disponibile in versione 630 CS, dotata di un 2936cc alimentato da un unico carburatore Solex 4A1 (186 cv), e in versione 633 CSi, con un 3,2 litri ad iniezione (200 cv). Nonostante la trasmissione manuale a soli quattro rapporti (e l'automatico disponibile in opzione, che ne aveva tre) le prestazioni erano decisamente notevoli, con velocità superiori ai 200 orari e accelerazioni da 0 a 100 comprese tra 8.9 e 7.9 secondi. Per gli USA era prodotta la 630 CSi, dotata del medesimo propulsore che equipaggiava la 530 per il Nordamerica, capace di 176 cv e caratterizzata dai soliti adeguamenti alla fanaleria, con luci d'ingombro laterali e indicatori di direzione in posizione protetta, e ai fascioni paraurti, con nuovi, elementi ad assorbimento d'urto (fortunatamente, integrati a sufficienza nel design della vettura).
La produzione del primo anno fu delegata alla Karmann che, fino all'estate del 1977, produsse nelle sue officine quasi cinquemila Serie 6. Le E24 di produzione Karmann, erano affette da piccoli difetti di finitura, certamente non allineati allo standard che la Casa di Monaco stava faticosamente cercando di raggiungere. Tra questi, il più evidente era la scarsa tenuta alle infiltrazioni, dovuta anche alla caratteristica delle portiere anteriori, dalla vetratura ampia e priva di telaio, per le quali era necessario registrare accuratamente il centraggio delle cerniere.
Dal mese di Agosto del 1977, con il trasferimento della produzione a Dingolfing, l'incremento in termini di finitura fu notevole, anche grazie all'ausilio di accurati controlli di qualità.
L'anno successivo segnò l'ingresso della 635 CSi, destinata a diventare elemento portante della gamma. Dotata di un nuovo 3453cc, derivato da unità agonistiche, da ben 218 cv, con trasmissione a cinque rapporti, la 635 sfiorava la soglia dei 235 km/h e raggiungeva i 100 orari in appena 7.3", entrando, di diritto, nell'olimpo delle vetture ad elevate prestazioni. Esteticamente, si differenziava dalle versioni più tranquille, per il grande spoiler anteriore, per il diverso design dei paracolpi e per i cerchi BBS da 14", tutti aggiornamenti disponibili in opzione anche per le versioni minori.
La gamma destinata agli Stati Uniti, dal canto suo, subì un cambio della guardia, con la 630 CSi che cedette il posto alla 633 CSi che, con gli adeguamenti necessari per ridurre le emissioni a livelli "omologabili", dovette perdere una manciata di cavalli rispetto alla versione europea. Si attestava, quindi, sui medesimi livelli di potenza del modello che andava a sostituire fregiandosi, però, di un notevole incremento della coppia massima.
Il '79 fu l'anno dell'introduzione, a pagamento, dell'ABS, anche in questo caso tra le primissime applicazioni in ambito automobilistico, e del pensionamento della 630 CS, col vecchio motore a carburatori, avvenuto ad opera della 628 CSi, dotata dello stesso sei cilindri della 528i, da 184cv.
Nel 1982, i primi adeguamenti "di sostanza", per mantenere il livello d'eccellenza conquistato nei sei anni precedenti. Le sospensioni divennero quelle della Serie 5 del 1981 e sul mercato europeo uscì di scena la 633 CSi, ora destinata esclusivamente a USA e Giappone, mentre il propulsore 3453cc della 635, venne sostituito da un nuovo (e più affidabile), 3430cc, strutturalmente derivato dall'unità della 633 CSi. L'ABS diventò patrimonio anche della piccola 628. Una serie di adeguamenti strutturali, poi, migliorano l'efficacia delle zone d'assorbimento d'urto, nonostante una riduzione di peso nell'ordine di 60 kg, per tutte le versioni.
La carrozzeria ricevette ritocchi leggeri a pochi particolari, mentre l'interno subì un sensibile aggiornamento. La consolle centrale, ridisegnata, ospitava addirittura un computer di bordo a dieci funzioni, mentre il check-control potè sfoggiare una grafica aggiornata. Aggiornato anche il design delle bocchette d'aerazione.
Econometro e Service Intervall integrarono la dotazione di strumenti.
Il Service Intervall era un'esclusiva BMW, ed era costituito da una barra di led, in sequenza di colore verde, giallo e rosso, che indicava l'approssimarsi degli intervalli di manutenzione. Grazie ai dati provenienti dal computer di bordo e dalla strumentazione, era in grado di rilevare lo stile di guida del conducente adeguando, quindi, anche gli intervalli di tempo tra un tagliando e l'altro.
Dopo l'introduzione del cambio automatico a quattro rapporti, la più grande rivoluzione nella gamma della E24 fu certamente l'esordio della M635 CSi, battezzata vox populi, M6. L'anno era il 1984.
Adeguata nelle sospensioni, con nuove barre di torsione, e nell'impianto frenante, la M6 vide il ritorno del particolare sei cilindri in linea di derivazione M1, il conosciuto 3453cc, questa volta capace di esprimersi al meglio, grazie alla testata a 24 valvole e supportato da una nuova trasmissione Getrag a cinque rapporti, con differenziale autobloccante, capace di gestire tutti i 286 cv disponibili. Sorprendenti i consumi, praticamente identici a quelli della 635 CSi, che aveva quasi 70 cv in meno!
La velocità massima era nell'ordine dei 250 km/ora...
Contemporaneamente, la 635 ottenne la gestione elettronica del cambio automatico, mentre la 633 CSi, già relegata ai mercati d'esportazione, s'apprestò a terminare la propria carriera.
L'anno succssivo, i clienti di Stati Uniti e Giappone assistettero ad una nuova sostituzione: la 633 cedette il passo alla 635 CSi, con convertitore catalitico. I livelli di potenza erano i medesimi (in questo caso, 185 cv), ma l'utilizzo di un propulsore di maggior cubatura costituì un ulteriore salto in avanti in termini di guidabilità.
Contemporaneamente, gli elevati livelli tecnologici conquistati, continuarono ad essere mantenuti con continui aggiornamenti: fu introdotto l'airbag per il guidatore, mentre risalgono al 1986, l'allestimento speciale "Shadow Line", che ne accentuava l'aggressività, e il climatizzatore, con comandi indipendenti, per i posti posteriori, destinato a diventare uno degli optional più diffusi negli ultimi anni di produzione.
Superata la soglia dei dieci anni, la bella sportiva di Monaco entrò nella categoria delle "istant classic", ossia, tra quei modelli veterani del mercato che avevano una valenza collezionistica anche da nuove.
Risalgono al 1987 la versione per il mercato statunitense della M635 CSi, commercializzata con la denominazione M6, e la L6, versione di lusso, anch'essa riservati ai soli appassionati del Nordamerica. La carrozzeria fu arricchita da nuovi fascioni paracolpi che inglobavano elementi assorbitori a norme USA, disponibili anche per i mercati europei.
La Serie 6 E24 lascerà la ribalta solo nel 1989 (la 628 CSi abbandonò il mercato l'anno precedente), dopo aver raggiunto e superato la soglia degli 86000 esemplari, prodotti fino al 6 Aprile dello stesso anno.
Sarà sostituita dalla Serie 8 che, seppur sua ufficiale erede nei listini, non riuscì a scalfire il cuore degli appassionati, rimasti folgorati dall'indimenticabile "BMW – Squalo"...
(grazie a : Salvatore Loiacono)





