Wayne e l’ostrica
19/03/2010
Gavin Caney
sport/three-lions
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Così doveva essere, e così è stato. Il mondo del football incorona King Rooney sul trono degli strikers, con un ultimo obiettivo rimasto: impallinare la Coppa Del Mondo a giugno.
“E’ il Gattuso fatto attaccante” (da un blog italiano).
“Un attimo ce l’hai in attacco, e un attimo dopo te lo ritrovi a centrocampo a fare una diagonale difensiva degna del miglior Molinaro” (dallo stesso blog).
“L’unico attaccante senza controindicazioni” (fine pagina del medesimo blog).
Avviso ai naviganti: Wayne Rooney è ufficialmente entrato nel periodo d’oro della carriera. Fuochi d’artificio in campionato, e performance a cinque stelle in Champions League contro un Milan dimesso e con le sue star sul viale del tramonto, alcune delle quali hanno fatto passerella per l’ultima volta sul palcoscenico europeo. Il ritorno di David Beckham all’Old Trafford? C’è stato un solo show in campo, quello del numero 10 in maglia rossa. A 24 anni, Rooney ha raggiunto ogni traguardo possibile nei patrii confini. Adesso, con il Mondiale dietro l’angolo, l’Inghilterra tutta ripone buona parte delle sue speranze in quello che è senza ombra di dubbio il migliore footballer dai tempi di Gazza. Fin qui la sua stagione è stata sensazionale: probabilmente supererà i 42 gol di Cristiano Ronaldo, ovvero di quello che è uscito dalla Champions League con la spettacolosa débacle del Bernabeu con il Lione. Ironie del destino.
MISTER FANTASY
Inoltre, quest’anno il suo gioco è migliorato parecchio, e sotto più punti di vista . Ferguson ha puntato su di lui come elemento chiave della squadra, dopo l’addio del numero 7. La conseguenza sono i molti palloni in più, con quasi tutto il gioco offensivo che passa per i suoi piedi. Così la fantasia si sbriglia, l’impegno raddoppia e il ragazzo è riuscito a diventare un leader in poco tempo, regalando un’inaspettata alternativa sia a Ferguson che a Capello. In più -per fortuna- Rooney ha imparato a controllare la sua cattiveria sportiva, senza al tempo stesso perdere la voglia di vincere: forse è una questione d’età, o forse i gradi di capitano indossati ogni tanto hanno contribuito a calmarlo. C’è chi sostiene che l’essere diventato padre lo abbia ammorbidito un po’: in ogni caso va benissimo così, specialmente in chiave Mondiale. Perché oggi come oggi è più probabile che Rooney segni il gol della vittoria nella finale, piuttosto di calpestare i paesi bassi di Ricardo Carvalho.
KING WAYNE
Che oggi Rooney sia il cuore pulsante del ManU è assodato: è l’idolo dei tifosi, e la sua mera presenza in campo tranquillizza sia la squadra che i supporters. E’ insostituibile, e il suo peso nel club sta diventando simile a quello di Cantona ai suoi tempi, seppure in modo diverso da King Eric. Senza di lui, le speranze di vittoria nella Premier League sarebbero pochine, ma sarebbe peggio ancora se per qualche scherzo del destino non potesse scendere in campo questa estate in Sudafrica. Laggiù, un Rooney in forma farebbe paura a qualsiasi difesa, e incuterebbe timori che altri attaccanti non susciterebbero. Immaginate ad esempio di dovere giocare il Mondiale con Defoe e Crouch in attacco, e preparate i fazzoletti. D’accordo, Gerrard e Cole potrebbero anche giocare dietro una punta, ma nessuno dei due offre le garanzie negli ultimi 16 metri di un Rooney in palla. Sta diventando sempre più un attaccante puro, fortunatamente per Capello, e gioca sempre più spesso spalle alla porta. Se Don Fabio ha bisogno di lui come finalizzatore, Wayne c’è. Se invece vuole farlo partire da dietro, idem.
UN LEONE NEL MOTORE
Sia il Manchester United che la nazionale hanno in rosa ottimi elementi, che faranno bene nei prossimi due mesi e a giugno ai Mondiali. In generale, ci sono anche buoni elementi sulle panchine di un po’ tutte le squadre di prima fascia in Premier League. Rooney è l’unico realmente insostituibile, per caratteristiche tecnico-tattiche e per lo strepitoso periodo di forma. Continuerà a caricarsi il ManU sulle spalle nel finale di stagione, e speriamo che in Sudafrica sia rimasta un po’ di benzina nel suo serbatoio.
Se ne avrà ancora, il mondo sarà la sua ostrica. Sua, e anche un po’ dell’Inghilterra.
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