Se non ce la fa Capello
04/03/2010
Damiano Reverberi
sport/azzurra
Voti (14):
Prima margherita da sfogliare pensando a Sudafrica 2010. La superchance di Don Fabio, i rebus verdeoro, il bis delle Furie e gli outsiders, tra cui l’Italia.
Amichevoli più o meno di lusso a parte, il Mondiale si avvicina. E con esso arriverà ben presto il tempo delle scelte, quelle vere. Chiunque venga selezionato da Lippi per andare in Sudafrica avrà un compito molto duro: vincere è difficile, ma anche i sassi sanno che rivincere lo è parecchio di più. Se nella storia dei campionati iridati le doppiette sono state solo due (Italia 1934/1938 e Brasile 1958/1962) qualcosa di vero ci sarà. Tra le bellicose pretendenti, chi sono le reali favorite per raggiungere quello che Caressa (voce degli azzurri su Sky) chiamava l’Eldorado?
INGHILTERRA
Una certezza: Fabio Capello. E’ lui la garanzia. I britannici hanno scelto l’uomo che ha trionfato ovunque, da Milano e Madrid attraverso Roma, per conquistare un titolo che manca dal 1966. Per la prima volta sulla panchina di una nazionale, il tecnico
italiano ha saputo creare un undici forte e compatto, come mai era sembrato in
passato. La coesistenza tra Lampard e Gerrard è il suo fiore all’occhiello,
grazie anche all’inserimento di ‘Desailly’ (non per fisicità, ma per ruolo)
Barry, mentre in difesa la linea Johnson-Terry-Ferdinand-Cole, infortuni e scandali
extracalcistici a parte, ha pochi eguali. Le incognite? Tre: 1) il recupero a pieni giri di Cole; 2) il portiere, ruolo nel quale Capello dovrebbe reinserire Robinson al posto di ‘Calamity’ James; 3) il centravanti, anche se Crouch può aprire spazi preziosi per Rooney. Gli inglesi partono tra i favoriti, ma non è la prima volta che questo accade. Ma forse quest’anno c’è quel bel po’ di convinzione in più che fa dire da più parti che se non vince quest’anno, l’Inghilterra non vincerà mai più.
BRASILE
Carlos Dunga il Mondiale l’ha già vinto, quindi sa come si fa: ad Usa ‘94 fu
lui a sollevare la Coppa al termine della finale con l’Italia, vinta ai calci
di rigore. Da allenatore la prospettiva è senza dubbio diversa, ma dal suo approdo in panchina -datato 2006- i verdeoro hanno fatto incetta di trofei, conquistando la Coppa America nel 2007 e la Confederations Cup nella scorsa estate. Vittorie minori, dice qualcuno, ma tant’è. I punti di forza della squadra sudamericana, cinque
volte vincitrice del torneo, sono Julio Cesar in porta e un’organizzazione
di gioco di matrice europea, che non guarda solo all’estetica ma soprattutto
alla praticità. Ci sono da risolvere un paio di rebus (Ronaldinho e Adriano, notabilmente), mentre c’è da scommettere che i vari Maicon e Kaka, reduci da sei mesi balbettanti, ritroveranno la forma al momento buono, come per magia.
SPAGNA
Il successo all’Europeo disputato in Austria e Svizzera ha cambiato le sorti
del calcio iberico, da sempre considerato solo per i successi di Barcellona e
Real Madrid, e mai per la balbettante storia della nazionale. Nel frattempo le Furie Rosse sono passate dalle mani di Aragones a quelle di Del Bosque, fermo dai tempi delle merengues, che ha portato Puyol e compagni in Sudafrica con una marcia decisa e per nulla intimorita dagli avversari. Il reparto arretrato è comandato da Casillas, uno dei migliori portieri in circolazione, mentre a centrocampo c’è grande qualità, con i blaugrana Xavi e Iniesta e e il cervello-polmone dell’Arsenal Fabregas. In avanti Villa e Torres garantiscono gol a grappoli: basterà per alzare il secondo trofeo consecutivo?
OUTSIDERS
Come si fa a non considerare la Germania? Non per citare sempre la famosa battuta di Gary Lineker, ma i teutonici arrivano sempre in fondo a quasi tutto quello a cui partecipano, tornei rionali inclusi. Non a caso sono arrivati secondi ad Euro
2008, terzi al Mondiale casalingo e secondi in Corea e Giappone, toppando solo
nel 2004. La sorpresa africana (anche se l’argomento ‘Africa, football del futuro’ è diventato frusto) potrebbe essere la Costa d’Avorio, a patto di trovare costanza di rendimento. Drogba può anche provare a caricarsi la squadra sulle spalle, ma da solo non può certo cambiare le sorti di un torneo. Tra gli outsiders, l’Italia può dire la sua: strano, trattandosi della squadra campione in carica, solitamente inserita di corsa tra i favoriti d’ufficio. Gli azzurri dovrenno assolutamente sfruttare al meglio una prima fase dal calendario sulla carta più che favorevole senza sprecare troppe energie, visto che l’organico è datato e non è stato rinnovato. Cosa non da poco. Un gradino sotto Francia e Olanda, la prima troppo legata alle perenni lune di Domenech e la seconda –se si esclude il periodo d’oro ’74-’78- mai protagonista ad altissimi livelli. Ci sarebbe poi l’Argentina, ma anche in questo caso il fattore allenatore sembra essere decisivo al contrario. Per ultimo cito il Portogallo, alle prese però con ovvi problemi di rinnovamento dopo i fasti dell’era Figo e Rui Costa. C’è chi se la sente di scommettere su un one man show di Cristiano Ronaldo?
vai alla photogallery





