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Chiamami Adriano (o SuperMario)

17/03/2010       Autore Marco Barzizza       sport/i-love-nba     Voti (18):

Miami sugli scudi per due casi da gossip: Wright sospeso per guida in stato d’ebbrezza, e Alston assente ingiustificato per una settimana (si è tenuto in contatto con la società solo con gli sms). Ricorda qualcuno?


Chiamami Adriano (o SuperMario)


E’ la NBA delle stranezze che solitamente non citiamo, ma che è utile tirare fuori mentre il campionato va verso la fase finale. Siamo in primavera: i giocatori dovrebbero essere nel loro miglior periodo di forma, e invece (come accade per i calciatori stile Adriano) c’è sempre chi si lascia andare a qualche extra di troppo.

E’ il caso di Dorell Wright, guardia dei Miami Heat, che qualche notte fa è stato fermato dalla polizia per guida in stato di ebbrezza, venendo dunque sospeso dalla franchigia per due partite. Comportamento non conforme alle regole interne del team, recita il comunicato stampa: “Siamo sicuri che il giocatore imparerà dai suoi errori. E’ un bravo ragazzo”, ha detto Pat Riley, ex allenatore e attualmente presidente degli Heat. Tutto normale: a dire la verità, sono cose che capitano. Ma le stranezze continuano, e vedono sempre protagonisti gli Heat. La motivazione in questo caso è sicuramente più valida, ma incuriosisce l’iter della faccenda. Il playmaker Rafer Alston è stato infatti inserito in ‘inactive list’ (la lista degli indisponibili) fino al termine della stagione, in quanto assente ingiustificato da una settimana per motivi familiari (pare che la sorella gemella Racine abbia tentato il suicidio). La decisione è stata presa perché il giocatore ha comunicato con la dirigenza solo attraverso sms. A questo punto ci si chiede: colpa del giocatore che poteva quantomeno alzare la cornetta, oppure esagerata la reazione della dirigenza di sospenderlo? A voi la scelta.

COACH FISH

Come ultima chicca, qualcosa di più positivo, ossia il fatto che Derek Fisher, playmaker di grande esperienza in forza ai Los Angeles Lakers, potrebbe diventare allenatore. Notizia fresca fresca, che sembra avere seri riscontri: “Sto pensando a molte cose riguardanti il mio futuro – ha detto ‘Fish’ –, e credo che allenare sia una di quelle cose che più mi attrae”. Come era stato per il playmaker dei San Antonio Spurs Avery Johnson, che allenò per tre stagioni i Dallas Mavericks, ecco che a fine carriera un’altra grande mente del basket NBA potrebbe vestire i panni del coach.

DINOSAURI VERSO L’ESTINZIONE

Intanto prosegue la stagione, che come dicevamo sta tirando le ultime somme. Ancora poco più di una decina di partite per sapere chi andrà ai playoff e chi resterà a casa, e avrà tempo da dedicare a scegliere il miglior giocatore possibile nel prossimo draft. Una di quelle che potrebbero presto fare le valigie è Toronto, in caduta libera dopo momenti più che positivi. Le cinque sconfitte di fila, che fanno nove nelle ultime dieci, hanno portato la franchigia canadese a lottare per l’ultimo posto disponibile a Est, facendoli ritornare ad avere un record negativo (32-33). L’assenza di Bosh ha causato non pochi problemi ai Raptors, che nonostante le discrete prove del ‘Mago’ Andrea Bargnani è entrata in un tunnel da cui è difficile uscire, soprattutto nella fase nevralgica della regular season. Appena dietro, e questa è l’unica cosa che consola i ‘dinosauri’, ci sono i Bulls che vivono uno dei peggiori momenti della stagione (sette sconfitte di fila, otto nelle ultime dieci). Sarà una bella lotta a chi ne perderà meno.

FATTORE GALLO

Tralasciando i Knicks in quanto squadra (sembra assestata al decimo posto, avendo vinto le ultime due gare), qualche battuta su Danilo Gallinari. L’8 marzo ha realizzato 27 punti nella vittoria di New York su Atlanta, mentre ieri notte contro Philadephia ne ha messi 21, risultando il miglior realizzatore della squadra e portandola alla vittoria. Un buon momento per il Gallo, che deve fare sempre i conti con compagni che tendono a isolarsi, senza dare grandi opportunità di mettersi in mostra. Quel che è certo è che Danilo dalla prossima stagione potrebbe essere un fattore, e con l’arrivo di una stella del livello di James o Wade potrebbe fare il definitivo salto di qualità. Magari ambendo all’All Star Game 2011, che ci auguriamo possa essere per la prima volta una vetrina per entrambi i nostri portacolori di punta. La speranza ulteriore è che anche Marco Belinelli diventi finalmente un nome da poter vantare. 

ENIGMA PORTLAND

Per il resto le classifiche sono rimaste pressoché invariate, con Lakers e Cavaliers sempre senza rivali in testa alle due conference. Superata quota 50 vittorie per Lebron e compagni, fermi a 49 i giallo-malva; entrambe sono alla terza vittoria consecutiva. A Est non perdono colpi Magic e Hawks, mentre risalgono alla grande Bucks e Bobcats, giunte alla sesta vittoria di fila. A Ovest si sono fermati i Mavericks dopo dodici vittorie (nove nelle ultime dieci). Ma il secondo posto è ancora affar loro, a pari merito con i Denver Nuggets, usciti sconfitti nell’ultimo incontro con Houston. Stupiscono i Thunder con cinque vittorie consecutive -otto nelle ultime dieci-, che si piazzano al quinto posto nella Western Conference e sembrano volerci restare. Nel tran tran delle retrovie per un posto ai playoff c’è grande bagarre tra Spurs, Blazers, Rockets e Grizzlies, tutte con record positivo nelle ultime dieci uscite. Chi sta meglio è Portland, che con quattro successi di seguito (otto nell’ultima decina) è seria candidata a qualificarsi per la post-season. Visto il mio pronostico iniziale, che vedeva Portland come la prima vera outsider della stagione, chissà che l’ultimo posticino non vada proprio appannaggio dei Trail Blazers, con mia piccola soddisfazione personale. In ogni caso è doveroso ammettere che Roy e compagni hanno dato meno di quanto ci si aspettava. A differenza ad esempio di Atlanta, che oltre ad aver iniziato alla grande, si trova adesso in una posizione tale da poter giocarsi qualcosa di veramente importante.


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