Braccino di ferro
18/03/2010
Aldo Vitali
sport/a-qualcuno-piace-aldo
Voti (15):
Blues-Beneamata revisited: Eto’o, Lampard, il braccio piccolo di Popeye Ancelotti, quello minuscolo dei media e l’appello dei voltagabbana: perché il Nostro Idolo Portoghese ce l’ha con noi?
E’ stata una serata pazzesca. E anche vissuta con molta prudenza, da parte mia. Sì, perché puoi giocare la partita perfetta, dove tutto va bene e fila liscio. Poi una deviazione, un rimpallo, e la partita si trasforma nell’incubo perfettissimo. Quindi, la mia cautela è durata ben oltre il gol di Eto’o, e precisamente fino al momento in cui sono stati dati i quattro minuti di recupero: lì mi sono detto che a quel punto era poco probabile che il Chelsea segnasse due gol per arrivare ai supplementari. Scherzi di un interismo da ricovero? Forse, anzi, probabile.
IL BRACCINO DI CARLETTO
Sono convinto del fatto che la partita l’abbia vinta Mourinho, per quanto Ancelotti nel dopo partita ripetesse di non essere rimasto sorpreso dall’atteggiamento tattico del portoghese. Qualcuno aveva prospettato un duello a mo’ di braccio di ferro tattico tra i due. Secondo me Carletto in questa occasione ha avuto un po’ il cosiddetto braccino e basta, un po’ come l’aveva avuto Mancini col Villareal o col Valencia, quando mise a centrocampo Burdisso. Ancelotti probabilmente ha pensato che in fondo sarebbe bastato un solo gol, e che i giocatori per segnarlo c’erano. Da Drogba ad Anelka, da Lampard a Malouda, le soluzioni erano ottime e abbondanti: ne segno uno, sto attento a non prenderne e passo tranquillamente il turno. Ancelotti ha sicuramente preparato la partita in questo senso, ma qui iniziano le sorprese: la prima è che mi aspettavo una partenza a razzo da parte del Chelsea, cosa che non è accaduta. C’è stata una prevalenza territoriale nei primissimi minuti e a cavallo tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo: una specie di inerzia obbligatoria della partita, anche per ovvie ragioni ambientali. Ma quando poi è iniziata la vera partita, è stato un po’ come se i blues fossero lì ad aspettare il guizzo, la giocata singola, mentre era sempre più evidente con il passare dei minuti che non c’era nessuna mossa tattica di Ancelotti. Il che significa che una volta visto lo strapotere di Cambiasso a centrocampo, Carletto non si è inventato nessuna contromossa per scalfire la diga eretta dall’argentino ai 50 metri. Al tempo stesso, Maicon scendeva e faceva quello che voleva, e Ancelotti non ha fatto niente per cercare di contrastarlo. Peggio ancora è stato l’arretramento di Drogba nel secondo tempo: più allontani i campioni dalla porta, meno li rendi pericolosi. Tutto questo è ovvio, ma forse non è sembrato così ovvio a Carlo Ancelotti.
IL MANCATO ACQUISTO
Sulla barricata Chelsea, chi mi ha più deluso è stato sicuramente Frank Lampard. E’ rimasto come imbrigliato dalle mosse di Mourinho, proprio in una di quelle partite dove deve essere il fuoriclasse a trascinare i compagni fuori dalla secca. Questo non è accaduto, e i dubbi ventilati da tempo sulla sua personalità non mi sembrano così campati in aria. Dietro, John Terry ha fatto il suo compitino: niente di disastroso e nulla di speciale, e niente di più. La differenza con Lampard è che quest’ultimo giostrava nella zona del campo dove di fatto si è decisa la partita: al di là del gol e delle giocate di Snejider, tutti i palloni passavano lì. E Lampard non è stato né propositivo né difensivo: in pratica, non si capiva cosa faceva.
IL GRANDE ACQUISTO
Tra i neroblu, nonostante i gol sbagliati (uno, se non tre), Eto’o mi è piaciuto particolarmente. Oltre al gol, che è stato meraviglioso, ha fatto una partita calandosi in una filosofia di gioco solitamente propugnata da un Cambiasso, che oramai non ti sorprende più, e da anni. Stavolta a sorprendere è stato il numero 9, che ha sposato la causa di Mourinho con una serie di ritorni sulla nostra trequarti quasi da mediano. Finora Eto’o mi aveva dato un’impressione ambivalente: colpi e senso del gol pazzeschi da un lato (non dimentichiamo le partite risolte da un paio di sue giocate da fuoriclasse), dall’altro la mia personale convinzione che fosse un giocatore su una costante china discendente. Invece si sta dimostrando ancora forte e motivatissimo, e a parte il periodo post Coppa d’Africa -dove c’è stato evidentemente qualche problema di riambientamento- sta tornando a essere l’elemento decisivo che ricordavamo negli anni passati. Inoltre è totalmente al servizio della squadra, e dà un apporto tale (oserei dire morale, oltre che motivazionale) da rivelarsi più forte di quanto mi aspettassi. Il fatto che poi faccia gol oggettivamente pesantissimi fa pensare che sia davvero un grande acquisto, anche e soprattutto in termini di mentalità. Cioè quella cosa che è mancata all’Inter degli ultimi anni e che latita un po’ anche adesso, con una rosa basata su giocatori che a livello internazionale hanno avuto contraccolpi in passato non certamente positivi. Almeno finora.
DI VOLTA IN VOLTA
Voltafaccia o voltagabbana? Una nota sulla reazione di TV e media alla rivincita di Mourinho. Dopo la sconfitta di Catania e i preparativi di impallinamento in attesa della sfida di Londra, il voltafaccia della stampa è stato clamoroso e imbarazzante. Adesso Mourinho non è più solo il grande comunicatore, ma soprattutto il Grande Tattico. Se i lettori dei giornali e il pubblico delle TV –tra i quali il sottoscritto- fossero meno emotivi e più di memoria lunga, dovrebbero seppellire certi giornalisti di e-mail di protesta. Secondo questi soloni, l’Inter deve sempre e comunque essere messa alla prova da qualcosa o da qualcuno, in base a non si sa quale scienza. Sono gli stessi giornalisti che dimenticano presto quello che fa loro comodo (magari uno 0-4 recentissimo), e passano disinvoltamente da una topica all’altra. Un esempio. La Gazzetta Dello Sport, annunciando la formazione neroblu in vista del ritorno col Chelsea, dava Samuel a sinistra e Zanetti a centrocampo: sono mesi che anche qui sbagliano previsioni e non ne imbroccano una. Capisco che Mourinho faccia pretattica, e capisco anche che non è facile vedere nelle testa di quell’uomo. Ma a te giornalista si chiede un minimo di competenza e intuizione, visto che poi sei il primo a fare le pulci su quello che uno ha fatto o non ha fatto in panchina o in campo. Che proprio sulla Gazzetta la formazione annunciata dell’Inter sia regolarmente sbagliata -leggi falsa- in due o tre elementi (che non sono proprio in campo, al di là delle posizioni sul terreno di gioco) è una cosa incredibile. Qui non stiamo parlando di un settimanale stampato e distribuito magari in Sicilia, lontano da Milano e senza relazioni con la comunicazione della società. Qui c’è gente che va tutti i giorni ad Appiano Gentile, ha informazioni di prima mano, annuncia la formazione sbagliata e poi il lunedì pontifica sugli “errori dell’Inter”. Questo non solo è sconcertante, ma è anche più grave dell’essere un voltagabbana alle prese con l’ultimo caso Balotelli o con la “volata per lo scudetto”. Cose che teniamo in frigorifero per la prossima settimana. Di volta in volta, appunto.






...e la condizione atletica????