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Manette di cioccolata

25/02/2010       Autore Glezos       sport/the-liquidator     Voti (14):

Sabba di coppa e recuperi. I Ragazzi Della Via Mou si tolgono le catene e scalciano: sono diventati adulti? A Firenze, Leonardo si siede e smette di dipingere: tanto lo fa qualcun altro.


Manette di cioccolata



“Parliamo della partita col Chelsea: se parlo del campionato mi danno altre tre o quattro giornate di squalifica”. Difficile dubitarne, con il rumore che si è alzato a Firenze ieri pomeriggio. Traduzione dal Vangelo Dello Speciale: non cambio atteggiamento nemmeno in una notte che i tifosi interisti ricorderanno per un bel po’, comunque vada il ritorno.

Il risultato di ieri sera su un Chelsea rabberciato -ma sempre notevolissimo per personalità e gioco- è tutt’altro che rassicurante per i neroblu, che escono però dalla disfida con il morale alto per più di un motivo. Perché al di là di quanto già elencato da giornali e siti, il fatto essenziale è rappresentato da 94 minuti che hanno prodotto quello che non si era visto a Manchester l’anno scorso, indipendentemente dalle differenze tra gli attuali Blues e i Red Devils di allora. Siamo alla fine del primo tempo, come Mourinho e Lapalisse ripetono. Che la cosiddetta mentalità europea dell’Inter abbia fatto un reale salto di qualità è ancora ovviamente da verificare: più probabilmente Milito e compagni hanno iniziato a conquistare quei centimetri in più che sommati tra di loro qualche differenza la fanno, per citare l’Al Pacino di ‘Ogni Maledetta Domenica’. Ma qualche dato certo emerso dalla partita del Meazza comunque c’è.  

DIEGO MILITO FACCI UN GOL

Gli aggettivi per il numero 22 iniziano a scarseggiare. Vi ricordate i commenti tipo “Non è da Inter”? Viene da chiedersi cosa poteva essere se il tentativo di convincimento operato la scorsa estate da Arrigo Sacchi su Joan Laporta avesse avuto successo, come rivelato dallo stesso Sacchi qualche giorno fa (“Prendi Milito, non Ibrahimovic”). L’ex Arrigo nazionale è sempre stato un grande fan del Principe, e questo si sa. Ma Sacchi si è spinto ben al di là nelle sue analisi, definendo Milito “il top assoluto”, e Ibra un giocatore “forte con i deboli, e debole con i forti”. Amici mi confermano quanto il buon vecchio Zlatan non sia amato a Barcellona, dove la sua fama fino a giugno era di riporto, vista l’assenza di acuti europei: all’estero sono davvero in pochi a seguire la Serie A. La stagione è ancora lunga e magari Ibra esploderà a pieno raggio, ma in effetti è lecito immaginare che Sacchi avesse ragione, pensando alle caratteristiche dell’ex grifone ai servizi di Messi & Co. Sarebbero stati dolori veri per tutti, e di quelli tripli. Da subito.

CHI NON C’ERA

Sia come sia, le assenze nel Chelsea sono punti di domanda che pesano sulla gara di ritorno. Tanto per dirne una, credo che un giocatore come Essien al meglio della forma avrebbe messo a doppia prova il centrocampo neroblu. Nonostante la formazione rimaneggiata, i blues potevano fare molto più male di quanto alla fine è successo in campo: la squadra di Ancelotti va a memoria, anche se ieri il suo calcio mi è sembrato un po’ inferiore a quello rognosissimo da affrontare praticato da Hiddink lo scorso anno. In più, da una parte la traversa clamorosa di Drogba e l’episodio del rigore non concesso, e dall’altra la svista di Julio Cesar sono episodi che hanno inciso eccome, insieme a una certa evanescenza dei blues negli ultimi 20 metri, nonostante un gran bel Drogba. Senza nulla togliere alla grande partita di Lucio, che in pochi si aspettavano.

LEONE INDOMABILE?

Mourinho lo negherà a oltranza, Moratti pure, ma è evidente come Samuel Eto’o stia diventando un problema. Che l’allenatore continui a dargli fiducia è un fatto a suo modo inedito, in un club fino a qualche anno fa notoriamente poco propenso alle prove d’appello. Forse la grana sta a monte: che l’Inter abbia fatto un affare nell’operazione-Ibra non ci piove, considerato che in via Durini non hanno tirato fuori 50 milioni più Ibrahimovic per il camerunense (l’ha fatto Laporta, a parti inverse). Se si guarda allo score di Eto’o, verrebbe da pensare a una momentanea flessione di rendimento, e niente più. Ma il campo finora ci ha mostrato un centravanti anni luce distante dagli highlights in blaugrana che sfolgorano tuttora su You Tube. L’efficacia e la velocità di inserimento di Goran Pandev sono un contraltare -anche a livello tattico- davvero scomodissimo per il numero 9. Delle due l’una: o si tratta di un lungo periodo di slump, oppure siamo in piena caduta verticale.

LEONARDO E LA GIOCONDA

Nel frattempo, l’Udinese riesce a rimontare il Cagliari nonostante un clamoroso rigore negatole sullo 0 a 1. E a proposito di rigori non dati, da Firenze torna un Milan più vicino ai cosiddetti Cannibali. La partita del Franchi ha dipinto un ritratto quasi fotografico dei rossoneri e della stagione disputata sin qui. La differenza rispetto ad altre volte è che ieri pomeriggio le singole giocate e i cambi azzeccati da Leonardo sono stati oscurati dall’arbitraggio. Domanda: come si giustifica la designazione di Rosetti, temutissima a Firenze dopo gli exploits dell’anno scorso (e sempre con il Milan)? Quali sono i parametri nell’assegnare questo o quell’arbitro in casi di partite delicate come quelle di ieri? Sono fattori che premono alle porte prima dei 4 o 5 punti che scorrono tra l’Inter e le inseguitrici in classifica. O almeno così la pensa un amico che mi ha telefonato al fischio finale di Rosetti, dicendomi: “Come cambiano i tempi: oggi Leonardo guardava, e la Gioconda gliela dipingeva l’arbitro”.


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Ci scusiamo con i lettori per gli inconvenienti tecnici che ci hanno impedito finora di reinserire i commenti agli articoli e per l’assenza  della rubrica ‘Rewind’ nella home page di lunedì scorso. Con l’inizio della prossima settimana, l’assetto del sito dovrebbe essere quello definitivo.

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