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Sei Nazioni: le avversarie

25/01/2010       Autore Duccio Fumero       sport/rugby-hour     Voti (19):

Chi può davvero puntare al trono tuttoverde? Sarà ancora cucchiaio di legno? Guida ad handicap ai cinque XV sulla strada degli azzurri.


Sei Nazioni: le avversarie


Tra meno di due settimane parte il Sei Nazioni 2010. L’Irlanda è pronta a difendere il titolo dall’assalto di avversarie insidiose e pericolose. Ma chi può realmente puntare al titolo? La Francia, che domina l’Europa dei club? Il Galles dalle sette vite? L’eterna Inghilterra? La rinata Scozia o la cenerentola Italia?

FAVORITI PER IL BIS

L’Irlanda si presenta all’appuntamento del Sei Nazioni come favorita d’obbligo. Campione in carica, un anno fa ha conquistato il Grande Slam, vincendo tutti gli incontri. Nell’ultimo anno i tuttiverdi hanno confermato la loro qualità: una squadra solida, basata principalmente sulla struttura del Munster (campione della Celtic League) e del Leinster (campione della Heineken Cup). Tra le sue fila ci sono alcuni dei più forti giocatori dell’ultimo decennio -da Brian O’Driscoll a Ronan O’Gara- e molti giovani talentuosi, sopra tutti l’astro nascente Jonathan Sexton. Mischia rocciosa e d’esperienza da un lato, trequarti veloci e con skills eccelse dall’altro.

- Handicap: il match contro la Francia, spartiacque del torneo, si disputerà a Parigi.

SFIDA DIRETTA IN CASA

Non parte quasi mai favorita, ma alla fine è sempre lì a giocarsi il titolo. La Francia si presenta all’appuntamento continentale con una squadra che Marc Lievremont sta costruendo per i mondiali 2011, ma che può già dire la sua nel Sei Nazioni che sta per iniziare. I transalpini portano in dote gli ottimi risultati di club in Heineken Cup, dove sono ben quattro le formazioni francesi che accedono ai quarti. A ciò si aggiunga che giocheranno in casa contro i favoriti irlandesi, e la palma di vera alternativa a O’Gara e compagni è loro.

- Handicap: con la squalifica di Dupuy e la costante assenza per scelta tecnica di Michalak, Lievremont perde le opzioni attualmente più talentuose e costanti in mediana.

TALENTO IN LIBERTA’

Due anni fa dominava la scena europea e prometteva di vincere tutto per anni. Non è stato così, ma il Galles è storicamente una nazionale pazza, capace di successi incredibili e di sconfitte ancora più folli. Come da tradizione, la squadra gallese si presenta all’appuntamento con un pack di mischia pesante, potente, anche se dai nomi non eccelsi. Di contro, invece, tra mediana e trequarti possiamo ammirare alcuni dei giocatori più belli e talentuosi del panorama mondiale. Da Shane Williams a Lee Byrne, da Leigh Halfpenny a James Hook, senza dimenticare Tom Shanklin: le opzioni sono tante per Warren Gatland. Il quale, infatti, punterà su un gioco spumeggiante, sull’allargare l’azione velocemente privilegiando il gioco alla mano rispetto al piede, in controtendenza con il trend mondiale degli ultimi anni. Una tattica dispendiosa e pericolosa. Se tutto funzionerà a dovere, allora il Galles potrà entrare nel novero delle favorite. Ma se la pratica sarà diversa dalla teoria, allora per Gatland si prospetta il rischio di una brutta débacle. Da sottolineare la presenza tra i convocati nel preraduno del trequarti Prydie, diciotto anni non ancora compiuti.

- Handicap: due trasferte difficilissime in terra inglese e irlandese.

MILLE DUBBI, UNA CERTEZZA

Da quando Martin Johnson ne ha preso il timone, la navigazione dell’Inghilterra è stata principalmente a vista, caratterizzata da alti e bassi -più spesso i secondi- e da un progetto che a molti ancora non è chiaro. Colpito da molti infortuni, Johnson ha dovuto adattarsi al momento, trovare soluzioni alternative, spesso non le migliori o le più adatte alle caratteristiche dei suoi giocatori. Dopo un novembre in chiaroscuro, l’Inghilterra si presenta al Sei Nazioni consapevole di aver ritrovato il proprio regista, quel Jonny Wilkinson che sta attraversando un ottimo periodo di forma, quasi una seconda giovinezza. Ma alle sue spalle? Gli infortuni hanno obbligato Johnson a reinventare il reparto degli avanti, sempre di grande qualità, ma non devastante come in passato. Nei trequarti, invece, sono diverse le scelte che lasciano perplessi. Banahan, Ellis, Hape, Hipkiss, Hodgson e Monye, giusto per dire qualche nome, non sembrano all’altezza della nazionale della rosa e lasciano al coach inglese poche alternative nella linea arretrata.

- Handicap: Calendario sulla carta favorevole, con solo la trasferta francese che pare insormontabile. Ma rischia grosso in casa dell’Italia e della Scozia.

CONCRETEZZA AL POTERE

Cenerentola del torneo, e avversaria di sempre dell’Italia nella lotta per evitare il cucchiaio di legno, la Scozia è tradizionalmente la meno forte delle formazioni del Sei Nazioni. I risultati degli ultimi anni hanno confermato, bene o male, questo trend. Da quando è entrata l’Italia, infatti, azzurri e highlanders sono gli unici a non aver vinto il torneo, e ad avere un rapporto nettamente passivo tra vittorie e sconfitte. Dopo il regno di Frank Hadden, fatto più di parole che di fatti, è Andy Robinson ad aver preso in mano il timone della Scozia. Le prime uscite degli highlanders hanno confermato una formazione non spettacolare, che ha difficoltà grandissime a marcare mete e che si affida al piede per portare a casa i punti. Ma, a differenza del passato, si presenta all’inizio del torneo con una mischia di livello. La mano di Massimo Cuttitta, ex pilone azzurro, si vede: dopo due anni di lavoro con le franchigie, la Scozia ha messo a punto quello che era il suo tallone d’Achille. Ora è una squadra concreta, senza guizzi geniali, con meno talenti e qualità rispetto agli avversari, ma con una consistenza e un cinismo difensivo che potrebbero farla essere la vera outsider del torneo.

- Handicap: tre trasferte potrebbero limitare moltissimo le chance scozzesi.


ducciofumero@blogosfere.it

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