King of New York
13/07/2010
Marco Barzizza
rubriche/divi-vegeti
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Intervista a Danilo Gallinari, in diretta dalla sua casa nella Grande Mela. Con gli amici di casa e l’Italia nella testa, a qualche ora del duello con Mamba Bryant.
Un regalo per gli amici di Settimana Sportiva. E per me, che non più di 5 anni fa lo vedevo, dalla tribunetta del Palaravizza di Via Treves a Pavia, muovere i primi passi nel basket professionistico. Aveva 17 anni e un grande talento, Danilo Gallinari. 21 anni di Sant’Angelo Lodigiano, ma anche grossi problemi fisici per via di una struttura corporea troppo sproporzionata per un ragazzo così giovane. Si diceva all’epoca: caviglie troppo sottili per sorreggere un busto talmente grande e forte. Ma le cose sono cambiate, e mica poco. Chiamarlo a New York, dove ora vive da due anni, e dove sta diventando la nuova stellina del pubblico del Madison Square Garden, che invoca “Gallo, Gallo” ogni sera, fa un certo effetto. Fino a 5 anni fa, ribadisco, si poteva incontrarlo nei corridoi del Liceo Scientifico Copernico. Stupefacente. Lo ‘rapisco’ in un momento di pausa, in un mercoledì pomeriggio post pranzo, nella tranquillità della sua casa newyorkese. I suoi Knicks stanno aspettando la partita contro i Lakers di Kobe Bryant, ma per lui ormai è routine.
MB: Come vanno la vita newyorkese e il rapporto con città, compagni, tifosi e stampa?
DG: Ora bene, ma quanta fatica. L'anno scorso è stata dura, non mi conoscevano e io non conoscevo loro, poi fortunatamente le cose si sono messe bene per me. C'è un buon rapporto coi compagni, siamo un bel gruppo e quando andiamo in trasferta ho modo uscire con loro riuscendo anche a divertirmi. (Della stampa non dice niente, ma è ovvio che sia così. Confermiamo però che da un po’ di tempo a questa parte i giornali USA hanno cominciato a dargli molto credito, ndr.)
MB: Tieni i rapporti con casa? Ti manca l'Italia?
DG: Sì, mi manca molto. Mi mancano soprattutto i miei amici. La famiglia la sento vicina, grazie al fatto che i miei genitori si danno spesso il cambio per venirmi a trovare qui.
MB: Riesci quindi ad avere anche una vita sociale che non sia soltanto casa-palazzetto, palazzetto-casa?
DG: E' una cosa molto difficile, visti i costanti impegni e le lunghe trasferte. Ma quel poco che resta, si riesce a fare.
MB: Possiamo tranquillizzare tifosi italiani e americani sul tuo stato fisico?
DG: Certamente. Ora sto benissimo e non ho più problemi, se Dio vuole.
MB: Ai Knicks hanno fatto un gran lavoro per tirarti a lucido per questa stagione: l'anno scorso eri messo maluccio…
DG: Non è stato facile recuperare dall' infortunio alla schiena, sopportando il dolore e continuando a sentirlo per così tanti mesi. Però adesso che sto bene non ci penso neanche più.
MB: Siamo soliti vedere in Nba giocatori europei che diventano più 'grossi'. E’ così diversa la preparazione? Di quanti chili sei cresciuto ?
DG: Non tanti, saranno tre o quattro chili in più. Però è vero: effettivamente sono diventato più grosso. Non credo sia una questione di preparazione diversa: il fatto è che allenandosi ogni giorno con sedute quotidiane di due ore, e soprattutto giocando così tante partite consecutivamente, il fisico reagisce in questo modo, allargandosi e rinforzandosi muscolarmente.
MB: Che sensazioni ti ha dato la prima partita contro Bargnani e Belinelli? Come vedi i tuoi ‘soci’ a Toronto?
DG: E' stata una bella partita davvero. L’unico neo è stato averla persa, ma credo che comunque sia stato un bellissimo spettacolo per tutti gli italiani. I miei due ‘soci’ hanno una buona squadra, sicuramente da playoff.
MB: Se del Mago ormai siamo consci che si sia inserito, come hai visto il 'Beli', che invece sembra avere qualche difficoltà in più?
DG: Io ho visto bene anche lui. Sta facendo una buonissima annata, e penso che col passare del tempo conquisterà sempre più minuti.
MB: Qual è a oggi il giocatore più forte che hai incontrato?
DG: Forse è una risposta un po’ monotona, però alla fine i nomi sono sempre i soliti: Wade, Bryant e Dwight Howard, dato che contro Lebron dobbiamo ancora giocarci. Alla fine i più gettonati sono effettivamente sempre quelli, gli immarcabili.
MB: Sei in odore di All Star Game (12-13-14 febbraio a Dallas), dove potresti essere scelto sia per la partita tra Rookie e Sophomore, sia per la gara del tiro da 3. Ci andrai? Sai già qualcosa?
DG: Al momento non so ancora niente: dirameranno la lista a fine gennaio, quindi vedremo… (sogghigna evitando i pronostici, ndr.)
MB: Il tuo amico Nate Robinson vincerà nuovamente la gara delle schiacciate, dopo la performance dello scorso anno? (Il play dei Knicks sarebbe il primo nella storia a vincere il contest per la terza volta, di cui due consecutive).
DG: Mah, non saprei. Senza dubbio lui si presenta per vincere, e spero che riesca a farlo. Sicuramente ne ha tutte le qualità, e gli auguro questo successo da record.
MB: Non sapendo nemmeno se il Mago farà parte della partita delle stelle (al momento è la terza scelta della squadra a Est, e di conseguenza resterebbe a casa), vi aspettiamo entrambi l'anno prossimo?
DG: Speriamo. Ma adesso c'è ancora una stagione ancora tutta da giocare, quindi vediamo di finire questa. All’anno prossimo ci penseremo quando verrà il momento. Ma certamente sarebbe bello.
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